da Sordi al lancio di Troisi una vita nel cinema – Il Tempo


Si è spento all’età di 98 anni Fulvio Lucisano, storico produttore cinematografico e pilastro dell’industria audiovisiva italiana. A darne notizia è stata la figlia Paola attraverso un messaggio sui social network, ricondividendo l’omaggio del giornalista Sergio Fabi che lo ha ricordato come “il Re dei produttori che era ancora in vita, l’ultimo dei grandi produttori che ha veramente fatto la storia del grande cinema”.

Nato a Roma il 1° agosto 1928, Lucisano ha attraversato oltre sessant’anni di storia della settima arte con una visionaria intuizione imprenditoriale che gli ha permesso di attraversare le varie epoche e spaziare tra più generi. Dopo le prime esperienze con l’Istituto Luce, fondò nel 1958 la Italian International Film (IIF), trasformandola in una delle realtà produttive e distributive indipendenti più solide e influenti del panorama nazionale, la cui eredità è oggi portata avanti dalle figlie Federica e Paola. Con un’imponente carriera da oltre 600 film prodotti e distribuiti, Lucisano ha saputo spaziare tra ogni genere, collezionando 5 David di Donatello, tra cui il premio per Il grande cocomero e il David Speciale alla carriera nel 2009, 4 Nastri d’Argento, la nomina a Cavaliere del Lavoro e due nomination agli Oscar.

Il suo nome resta legato a collaborazioni con i più grandi maestri del cinema italiano, da Lina Wertmüller a Luigi Comencini, da Alberto Sordi e Luciano Salce fino alle opere cult di Mario Bava. Fu proprio Lucisano a credere per primo nel genio di Massimo Troisi, producendone nel 1981 il folgorante esordio con “Ricomincio da tre”. Negli anni la sua casa di produzione ha firmato pietre miliari del cinema drammatico e d’autore come “Un ragazzo di Calabria” (1987), Il grande cocomero (1993) e “Ninfa plebea” (1996), fino a intercettare il gusto della moderna commedia pop con registi come Fausto Brizzi (Notte prima degli esami) e Massimiliano Bruno (Nessuno mi può giudicare, Non ci resta che il crimine).

“Con Fulvio Lucisano scompare uno dei grandi artefici del cinema italiano. Ha rappresentato un modo di fare cinema fondato sulla passione, sull’intuito, sul coraggio e sulla capacità di riconoscere il valore. Un cinema sartoriale, costruito con cura e profondamente legato all’identità italiana -dichiara il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli -. Un produttore che ha investito nel talento e accompagnato con generosità molti artisti nel passaggio alla macchina da presa. Lo salutiamo con gratitudine per ciò che ha dato alla cultura cinematografica italiana. Alle figlie Federica e Paola, a tutta la famiglia e a quanti gli hanno voluto bene e lo hanno stimato giunga il mio più sentito cordoglio”.

 



Leave a Reply